
C’è un piacere sicuro nell’essere matti, che i matti soltanto conoscono
Dryden

C osa si chiede a una stella cadente? Le ho chiesto scusa.
E perchè? Perchè...perchè ho desiderato che cadesse.
R ari sono i miei desideri ma questa notte il cielo era immobile.
A vrei voluto vedere una stella cadente. L’ho pensato. Tutto qui.
U n desiderio fuori stagione. Esaudito, senza code. Era il mio turno.
N on esistono istruzioni quando si vuole che il cielo ascolti.
A nche i soffitti al buio nascondono le stelle ma ci sono notti che
V oglio passare ad occhi sbarrati. Qualcosa deve accadere. Accade.
O gni desiderio diventa un segreto ma il mio non si è realizzato.
L o dico? Se vuoi te lo dico...
T renta centimetri. Ho desiderato trenta meravigliosi centimetri.
A volte vorrei che l’inverno non finisse mai. Vorrei che facesse freddo.
U n freddo becco! Così freddo da tremare, tanto da star male.
N on sarebbe poi così difficile trovare una coperta per poter gioire.
N on sarebbe poi così difficile saziarsi con ciò di cui si ha bisogno.
A autunno.
N ano.
O ggi mi sento nano.
C ome si può dimenticare una cosa del genere? Come...
H o badato ad altro. Ho pensato alle galline. Ho costruito il tetto.
E oggi torno a sentirmi quello che sono. Un nano di pochi centimetri.
A volte mi chiedo se il fuoco è dolore. Ricordare fa anche più male.
L a poesia che trovo in un orologio fermo s’inceppa.
L a lancetta ad un tratto fa un passo e tutto torna a vivere come prima.
E quell’altra? Quella lancetta più corta? Quella lenta? Quella storta?
V orrei che le ore fossero più lunghe. Non parlo di secondi.
A nnoterei il tempo in centimetri. Movimento, spazio, distanze.
V orrei trenta centimetri. Non diventerei alto ma smetterei di essere un
A altezzoso nano. Umile. Oggi mi sono risvegliato. Nano.
G orgonzola! Avrei potuto risvegliarmi gorgonzola.
A vrei preferito ogni fattezza ed ogni destino ma questo no.
L ’essere umano è complesso, è indeciso, è frustrato.
L o sono. Lo sono sempre stato e in più sono nano. Nano.
I nstancabilmente lo voglio ripetere a me stesso perchè
N on devo più dimenticarlo!!
E ’ traumatico il risveglio quando si è smesso di sognare.
I l mio sogno? La donna più alta del paese.
P iù di tutte è quella che avrei voluto scalare. Mi piace.
U na volta mi ha sorriso ed io me ne sono innamorato.
L ei ha una drogheria e lì compro lo zucchero.
C inque once alla volta. Poco zucchero. Poco per andarci spesso.
I o sono un nano diabetico. Crisbio!
N on mi aveva mai sorriso nessuno. Non in quel modo.
I l dito dei bambini mi indica. Il bimbo ride. La mamma lo mena.
U na donna ha sorriso perchè non riuscivo a salire sulla corriera.
N etturbini e gendarmi ridono di me e delle mie solite ubriacature.
G reta mi sorrise come una donna sorride a un uomo.
I l giorno in cui successe pioveva acqua e sole con una forza geniale.
"O lmo! Non si bagni! Venga qui al riparo!!"
R ipensando a quel momento non ricordo cosa ci facessi sotto l’acqua.
N on c’era motivo, in effetti. L’ombrello è fatto per i gatti ed io...
"O lmo!! Corra, presto!!"
V olevo...ed io volevo scodinzolare alla pioggia di marzo.
"I n fretta Olmo!! Si prenderà un malanno!!"
D alla porta del suo negozio Greta mi chiamava come una chioccia.
E ntrai grondando felicità dai vestiti zuppi. La pioggia.
R ise.
"O lmo! Non so nuotare! Mi sta allagando il negozio!! ". Rise ancora.
I l suo sorriso era sacro più di un’icona. Tutti la veneravano.
L ei era la donna più ambita del paese. Tutti gli uomini sposati
N on erano fedeli nei sogni e tradivano con lei. Tutti gli uomini soli
A vvinghiavano i loro desideri incontro a quell’essenza di grazia.
N on so cosa mi successe in quel momento. Dimenticai.
O forse fu il contrario. Fu lei a dimenticare.
P er una volta non ero nano. Ero un uomo. Parlammo.
I l più e il meno sono un ottimo argomento per iniziare.
A rgomentammo sul tempo. Pioveva a dirotto. Ero bagnato.
N ano lo sono sempre stato e in paese lo sanno. E’ evidente...
G iovani e vecchi si abituano a tutto, anche a ciò che è diverso.
E ’ il destino dei nani essere uguali agli altri. Di meno, però.
R itorniamo nella drogheria. Fu lì che avvenne il bacio.
E ra la sua mano a chiedermelo per gioco quando fingemmo di
E ssere principessa e conte al riparo in una grotta di zucchero.
S apone e la sua pelle ne era una bolla. L’accarezzai con le labbra.
"O lmo! Conte Olmo! La prego di non tentarmi con le sue attenzioni!"
S cherzammo fino a quando passò l’acquazzone.
P rima uno e poi l’altro uscirono tutti dai loro ripari e il paese si mosse.
I l primo ad entrare nel negozio fu il maestro.
R ise anche lui. Rise di me. Ero bagnato. Ero felice. Risi anch’io.
A un’altra stella, a un altro sacrificio di luce nel cielo,
R idendo come un gabbiano, ho chiesto l’amore.
E amore fu. Il mio. Di fronte a quella stella avevo un desiderio. Il suo.
C orrevo in paese ad ogni accenno di pioggia. Mollavo tutto e correvo.
O gni volta speravo che lei si affacciasse sulla soglia del negozio,
S peravo mi invitasse a giocare ancora a Conte e Principessa.
I l nano pazzo che sta sotto la pioggia! Questo dicevano di me...
A nche alle sue orecchie giunsero diverse parole...sempre più grandi.
N ano sì ma pazzo no. Un pazzo in un negozio può far danno.
D iluviava ma io stavo lì in attesa. Dalle finestre mi urlavano:
"A nnaffiati bene che se cresci ti stacchiamo il frutto!!"
"R itorna a casa Olmo! Se vuoi puoi portarti il fontanino!!"
O lmo. Il nano pazzo che sta sotto la pioggia.
N on mi chiamò più nel suo negozio ed io non ho bisogno di zucchero.
O lmo. Il nano diabetico e pazzo che sta sotto la pioggia.
D omai il dispiacere e lo feci diventare un enorme cappello, ideale
A nascondermi il volto mentre guardavo in terra il riflesso del mondo.
L a vita è questa. Mi dicevo scontato e sconfitto. Prendere o lasciare.
V olevo una stella. Vederla cadere ma provare a resistere.
E norme il piacere nell’assistere indifferente al suo viaggio.
C hi è forte non ha desideri. Volevo vederla in silenzio. Tacere.
C adde. Questa notte. Era il mio turno. Mi ha esaudito, senza code.
H o desiderato che cadesse e allora ho creduto di poter desiderare.
I o voglio trenta centimetri. Non ce l’ho fatta. Ho ceduto.
O lmo! Il nano diabetico e pazzo che non sa resistere a una stella.
G iorno. Anche il soffitto si mostra finito. Ne vedo i difetti e le muffe.
A l risveglio sono quello che sono. Non Olmo. Solo un nano.
L e galline fanno rumore. Il gallo mi ha lasciato dormire. Sognare.
L e galline. Loro sono la mia vita. Sono facili da capire.
O lmo! Il nano diabetico e pazzo che capisce le galline e le uova.
N ano e pazzo. Sono pazzo ma soprattutto nano ed oggi impazzisco.
E loro mi guardano di profilo. Ogni gallina è un quadro di Picasso.
R azzolano e mi guardano contorcendosi come rami d’ulivo.
O lmo! Olmo....Olmo: semplicemente scemo.
E poi c’è il gallo. E’ nero. E’ fiero. Lo invidio. Mi guarda.
G iorno. La luce è tanta. Il cielo è terso. Oggi non pioverà.
L e cose da fare sono tante. La prima è alzarsi. L’ultima è capire perchè.
I n questo quaderno scrivo cose che leggerò domani.
D omani è lungo a venire. Ci sono cose da fare. L’ultima è fermarsi.
O gni tanto mi guarda e allora gli chiedo:
M a tu mi capisci?". Il gallo non risponde se non al mattino.
A volte chiedo. Mai ho risposta.
N ano. Oggi mi sento così nano. La notte è lontana. Le stelle pure.
D a questo mondo le guardo e le aspetto. Perchè vivere in basso?
A vrei voglia di tornare a ridere gabbiano. Due ali.
R itornerò a desiderare una stella. Poi a desiderare che cada.
O lmo! Il nano che vuole ali per volare più in alto di trenta centimetri.
N on sono pazzo ma se lo fossi non lo saprei.
O lmo! Il pazzo inconsapevole.
C ucinerò una minestra.
O obbligherò quella trave a reggere ancora.
M orderò un po’ di chiodi in bilico su una scala.
E ntrerò in casa solo a notte fonda. Ci sono mille cose da fare.
M a sì, la vita è questa. Prendere o lasciare.
A ncora c’è da ridere e riderò ancora.
I l mondo è uno strumento. La vita è musica.
I musicisti lo sanno. Ci vuole pazienza per imparare a suonare.
L e note ci sono sempre...basta trovarle.
G orgonzola. Che musica suona una gorgonzola?
I nani sono baritoni in cori di soprani.
G li altri, quelli di città, non lo sanno mica che
A d abitare in campagna ogni notte si può vedere la coda di una stella.
N on sono cavalli i desideri, niente trotto, niente galoppo.
T uttalpiù li ritengo un gioco, una scommessa azzardata.
E se non si vince sempre...pazienza. In futuro, forse. Ma chi ci crede...
E ’ come il gallo nero. Ha occhi piccoli ma sembra vedere lontano.
T rattieni il fiato...piccolo animale, concentrati e sforzati di parlare.
R incorrimi, beccami, cercami e trovami. A che pensi?
I nizia un altro giorno.
S to aspettando che succeda qualcosa.
T anto vale non rimanere fermi nell’attesa.
E anche oggi non piove. Gallo, a che pensi
?
