
Marisa, 4 anni, le piace giocare a nascondino e a mosca cieca, ha un ginocchio sbucciato, spesso gratta via la crosticina bruna di sangue, non piange mai a meno che non senta dolore, adora il gelato al caffè, vorrebbe avere i capelli corti ma la mamma pensa sia un peccato tagliare quei boccoli biondi, non è un angioletto, fa merenda in cucina con un panino al salame, adora il gelato al caffè ma anche il salame, raccoglie le briciole e le posa sul davanzale della finestra perchè gli uccellini piccoli devono pur mangiare qualcosa e in inverno è certa che gli uccellini piccoli piccoli abbiano più fame.
Marisa, 14 anni, ha preso sette e mezzo in storia, domani avrà due ore di educazione fisica ma è indisposta o almeno questo lascerà credere alla professoressa, ha un brufolo enorme sul mento e non sa come coprirlo, prova le scarpe di sua madre quando lei non c'è, adora il gelato al caffè, vorrebbe avere i capelli lunghi, fa merenda in cucina con un panino al prosciutto, adora il gelato al caffè ma anche il salame, il salame fa venire i brufoli, raccoglie le briciole e, come sempre, le posa sul davanzale della finestra perchè i passerotti abbiano qualcosa da mangiare ed è sicura che la primavera metta appetito.
Marisa, sempre lei, 24 anni, ha lasciato la matita tra la fine del capitolo quattro e l'inizio del quinto, teme di non superare l'esame, ha telefonato ad una sua amica, occupato, ora porta gli occhiali ma la montatura leggera le fa spesso dimenticare di averli sul naso e perde tempo a cercarli ovunque, adora il gelato al caffè, vorrebbe avere i capelli corti e domani andrà a tagliarseli da una sua amica parrucchiera, se ne pentirà, ha fame di pane e salame e va in cucina a prepararsi un panino.
Mentre mastica inspira lungamente dal naso per la soddisfazione di aver trovato quel piacere nel palato. Mastica ad occhi chiusi.
Quando li riapre sorridono le iridi azzurre perchè sul pane c'è scolpita l'intera arcata dei denti e se ne vergogna un po'. Arrossisce. E' sola in casa però lei è fatta così.
La radio è accesa ma la musica è finita. Al suo posto un'intervista riporta alcuni dati che mettono in relazione la longevità del passer italiae con l'inquinamento cittadino.
Perbacco! Attualmente, il passerotto non vive in media più di 10 anni anzichè i 12,5 di qualche lustro fa.
Marisa, sempre 24 anni, ha lasciato la matita tra la fine del capitolo quattro e l'inizio del quinto, non ha mai pensato a quanto ovvio e naturale sia la morte dei passerotti.
Muoiono anch'essi e lei non ci aveva pensato.
Tutto qui.
Incurva la mano ad arco e raccoglie le briciole sparse sul tavolo, ne ricava un gregge e poi le fa scivolare una dopo l'altra sulla mano che più in basso aspetta a cucchiaio. Ha un tesoro e lo nasconde là dove gli uccellini possano trovarlo: da sempre è il davanzale grigio della cucina.
Le lascia lì, come spesso fa, eppure oggi c'è qualcosa di diverso, di nuovo. Vorrebbe stare in attesa, nascondersi magari dietro il frigo e aspettare che i passerotti vadano a banchettare.
Arrivano chi-dall'alto e chi-dal-basso. Con circospezione muovono il collo e si guardano intorno, beccano qualche briciola e la ingoiano, poi volano via di scatto...perchè forse qualcosa si è mosso.
Marisa ha imparato a riconoscere le femmine dai maschi per il differente piumaggio e la diversa grandezza del corpo ma, in fondo, sembrano tutti uguali e non si è mai chiesta a chi cedesse il suo pane. Ha sempre creduto di posare sul davanzale le solite briciole ai soliti uccellini ed ora, un signore alla radio, le fa capire che ha già dato da mangiare ad almeno due generazioni di Passer Italiae e che quelli che vedeva da piccola non ci sono già più...
A sei anni le avevano spiegato che chi muore va su in cielo.
Vanno in cielo? Chissà a quale altezza riescono allora a salire gli uccellini..., scrisse sul diario. Non ci fece più caso.
Gli uccellini non erano più gli stessi e tutto questo era accaduto senza che lei se ne accorgesse.
Sai cosa? Le cose cambiano. Anche le altre.
